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Laboratori > IL CONDOMINIO - Compagnia
IL CONDOMINIO “Dov’è volata la coccinella/ la mia perduta felicità/ dov’è finita quella bambina/ la coccinella felicità”. L’assassinio della felicità sostituita dall’apatia del vivere, che si trascina in una routine che amplifica le anomalie dell’individuo, ingigantendole fino a deformarne i tratti umani in una maschera di cinismo e bestialità, è il fulcro attorno al quale ruotano i personaggi de Il Condominio, lo spettacolo scritto e diretto da Fabio Marceddu e Antonello Murgia, in scena questo fine settimana a Cagliari. Le due Bestie Feroci tornano all’attacco, più graffianti e dissacranti che mai, dando vita ad uno spettacolo ottimamente scritto e diretto, nel quale, senza pietà, offrono in “sacrificio” personaggi dai tratti incredibilmente disumani ma paradossalmente reali, non morti mediatici da talk show, ma “vivi” che calpestano le strade della vita “vera”, la cui umanità sembra essersi dissolta per il deterioramento dei rapporti sociali elementari: un micromondo che è riflesso del macromondo degenerato nel quale ci muoviamo assenti, come dis-umani rassegnati alla propria mediocrità. La solidarietà conflittuale tra i reietti diviene l’unico modo per poter raggiungere quel modello di “benessere catodico” instillato programmaticamente da una società che non contempla la “normalità della realtà”, ma che ne attende famelica l’estinzione a favore della “eccezionalità dell’irrealtà”. I cannibalici inquilini del condominio (i convincenti Augusta Teglia, Filomena Cavallo, Mariella Spiga, Marinella Balloi, Elisa Mostallino, Maurizio Megna, Teresa Leccese, Giuseppina Solarino, Anna Maria Lai, Anna Maria Muscas, Guido Ancis, Martina Cogoni, Gianna Ventura, Salvatore Viviano) si auto-divorano e divorano l’un l’altro, svelando “liricamente” la parte più oscura della propria anima, spezzata dall’empietà del vivere. La scelta scenografica della contemporaneità dei “loculi abitativi” di queste “anime morte” e l’uso delle “canzoni rivelatrici”, mettono lo spettatore-voyeur di fronte alla tragica dicotomia sulla quale si fonda il vivere di questo terzo millennio: il conflitto tra essere e apparire, tra volere e dovere, tra sogno e realtà. Non c’è salvezza senza il compromesso, senza che la ragione ceda il passo all’istinto, fino a culminare nell’ “epurazione” di chi altera l’equilibrio di quei microcosmi che si reggono l’uno sull’altro, stretti da un patto di omertà che ha i tratti di una condanna all’inferno. Non esiste “un teorema/ per sfuggire al sistema”, per trovare, in fondo all’oscuro pozzo del vivere, la felicità.
Ma noi, muti ascoltatori ed inconsapevoli attori di questo “reale dell’assurdo”, questo lo abbiamo purtroppo capito da tempo.
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